Approfondimenti

Manutenzione e cura

Uno degli aspetti più piacevoli del lavoro che faccio è la continua opportunità di visitare parchi pubblici e privati. Per deformazione professionale mi sono reso conto di essere diventato un attento osservatore di qualsiasi superficie erbosa ad uso giardino che mi capiti a portata visiva.
Molto spesso la clientela mi chiede di andare a visitare i propri giardini, o parchi, a scopo di consigliarli su quale attrezzatura comprare.
La gestione dei giardini di dimensioni elevate, ovvero tutte quelle realtà in cui la metratura supera di molto la media, comporta diverse operazioni, che non si limitano al solo taglio dell’erba.
Come in tutti i settori, quando il campo d’applicazione si estende, di pari passo si incrementano anche le esigenze.
Nella mia esperienza, troppo spesso ho potuto constatare un livello d’attenzione scarso, se non addirittura nullo, d’aree che invece potrebbero essere splendidi esempi di cura del verde, da imitare.
Non posso mancare di riconoscere che la gestione di una proprietà di dimensioni ragguardevoli abbia costi altrettanto ragguardevoli, ma è anche vero che non compete a me stabilire dove sì o dove non si deva investire per il suo mantenimento.

Fatte queste opportune premesse ritengo interessante passare ad analizzare come potrebbe essere gestita ottimalmente una grossa proprietà, insomma, un parco.

Il primo fattore che va tenuto in considerazione quando si inizia a stilare un elenco di macchinari necessari alla manutenzione è la morfologia del terreno.
I prati possono essere pianeggianti come possono essere scoscesi, se non addirittura ripidi. Se si decide di rendere una superficie coltivabile a verde, è importante valutarne le condizioni. Quindi non solo l’eventuale pendenza ma anche l’omogeneità della superficie. Sono molti gli esempi di superfici erbose pianeggianti ma accidentate. Il lavoro su un prato ricco di dossi e affossamenti non è agevole, anzi. Le macchine incontrano spesso il terreno e gli apparati di taglio sovente impattano contro asperità del suolo che possono essere invisibili ad occhio nudo poiché coperte di erba. Un lavoro fatto in condizioni disagevoli risulta essere più faticoso, nonché oneroso in quanto causa una maggior manutenzione alle attrezzature. Quindi, sintetizzando, una delle prime operazioni da compiere, qualora sia necessaria, è la livellatura delle superfici erbose.
Il passo successivo consiste nella valutazione delle eventuali pendenze. Si deve calcolare che percentuale rappresentano sulla metratura complessiva, che grado di inclinazione presentano e non meno importante quanto sono accessibili, sia a monte che a valle.
Se si sceglie una macchina da taglio tipo trattorino, dotata di motore a benzina, si deve tenere conto che generalmente tali mezzi hanno un limite strutturale di sopportazione delle pendenze che arriva sino al 30-35% d’inclinazione, sui quattro lati. Questo limite è ancor più importante nelle macchine a due ruote motrici. Ed inoltre è dettato da motivi di lubrificazione del motore, che nelle versioni meno sofisticate avviene per sbattimento nella coppa, superato quindi tale limite, la lubrificazione non è più garantita con la conseguenza di un probabile sbiellaggio del motore.
Per completezza d’informazione va comunque detto che i sistemi di lubrificazione forzata stanno avendo sempre maggior impiego, ma dato il maggior costo vengono adottati principalmente nei propulsori destinati a macchine di fascia medio-alta.
Oltretutto si deve tener presente che questo aspetto potrebbe non essere l’unico problema.
Macchine troppo leggere o comunque non progettate per un impiego professionale potrebbero avere seri problemi di motricità e di equilibrio nel lavoro in pendenza.
In queste situazioni un buon compromesso è rappresentato dalle macchine mulching, le quali, oltre i già noti vantaggi operativi, hanno il pregio di non essere gravate dal peso del sistema di raccolta dell’erba e relativo carico. Comportandosi in maniera più disinvolta su pendenze e rive.
In secondo luogo si deve opportunamente valutare quali sono gli spazi di manovra all’interno delle aree verdi. Prati ricchi di alberi, aiuole, fontane e altri elementi richiedono grandi prestazioni di sterzata e manovrabilità. In questa valutazione si deve avere ben presente, inoltre, quali sono gli spazi e, se presenti, le larghezze di eventuali passaggi obbligati. Non ci si deve mai lasciare andare all’entusiasmo di fronte ad una macchina professionale che cattura il gusto personale, non di raro è successo che dei clienti comprassero macchine i cui apparati di taglio sono risultati troppo grandi in relazione ai passaggi; questo errore comporta una grande limitazione nell’uso della macchina e conseguentemente insoddisfazione da parte del cliente. Il nostro mestiere è di fare in modo che ciò non succeda.
Sintetizzando questo punto ripeto l’importanza di tenere in considerazione il problema ostacoli, attualmente sul mercato esistono macchine d’elevata manovrabilità che consentono di operare anche in spazi angusti, l’attenzione dovrebbe quindi essere spostata su di esse, senza scordare che l’apparato di taglio frontale consente di ottenere il massimo in queste circostanze.

Iniziamo a tagliare

Proseguendo il discorso affrontiamo il tema delle macchine a quattro ruote motrici.
Qui è bene però ribadire con forza che non si sta parlando di trattori agricoli adattati al uso garden ma di macchine specificamente progettate e costruite.
Le quattro ruote motrici sono appannaggio quasi esclusivo di macchine di fascia alta, costruite per utilizzo esigente ed intenso.
Come logica vuole questa scelta è indispensabile quando si deve operare su superfici con pendenze impegnative. La macchina 4wd consente il superamento senza danneggiare il terreno di prati posti in pendenza, rendendosi inoltre molto vantaggioso anche nel lavoro in condizioni di terreno bagnato.
Nel settore delle macchine più potenti i sistemi di trazione integrale sono sovente accoppiati a dispositivi di controllo di trazione che consentono di passare da due a quattro ruote motrici e viceversa, sia manualmente che automaticamente, a seconda delle condizioni incontrate.
Tali sistemi sono indispensabili soprattutto nelle macchine con sterzo convenzionale, indipendentemente dal fatto che le ruote sterzanti siano quelle anteriori o posteriori.
Difatti, in caso di sterzate a stretto raggio, in particolare su superficie pianeggiante le ruote motrici non sterzanti possono “zappare” con pessimo risultato estetico.
Questo inconveniente, di contro, non si riscontra sulle macchine a sterzo completamente articolato, nelle quali le ruote posteriori seguono sempre la scia di quelle anteriori. In altre parole, non vi sono tendenze a traiettorie tangenziali, proprie invece dei sistemi sterzanti convenzionali.

Arriviamo quindi al momento di scegliere sia il tipo di propulsore sia la tipologia dell’apparato di taglio.
La grande maggioranza delle macchine in circolazione prevede un motore a benzina; se il contesto in cui la macchina dovrà andare ad operare è molto vasto si rende vivamente consigliabile la scelta di un motore a due cilindri. Esso offre una stabilità e rotondità di funzionamento migliore, minori vibrazioni, maggior coppia e soprattutto maggior durata operativa. Aggiungendo a questo il fatto che le potenze disponibili per tali propulsori partono da un livello più elevato dei monocilindri, va da se dunque che tal scelta è un passo fondamentale per l’ottenimento delle migliori performance nella gestione del verde in un parco.
I motori diesel, invece, solitamente sono appannaggio delle macchine di potenza elevata, i vantaggi che offrono sono innegabilmente numerosi ma più che mai essi sono apprezzati per la lunga durata, i costi di gestione ridotti e la notevole potenza.
Questa scelta è una scelta vincente quando si deve operare su di superfici di dimensioni veramente importanti, non di rado mi capita di andare ad introdurre macchine diesel all’interno di parchi privati, tali clienti hanno scelto il meglio e il meglio è ciò che ottengono dall’uso di queste macchine.

La corretta manutenzione delle aree verdi prevede anche operazioni che molti giudicano superflue se non del tutto inutili; non poche persone inoltre sono completamente ignare dell’esistenza stessa di questi generi di lavorazioni.
Andiamo quindi ad analizzarle.
L’arieggiatura del prato fa in modo che lo strato di feltro che si va depositare alla base dell’erba sia rimosso dal suolo. Detto in termini più semplici si tratta di una sorta di “pettinatura” a cui viene sottoposto lo strato erboso per rimuovere le formazioni erba secca e di infestanti. Eseguendo quest’operazione in primavera ed in autunno si consente ad elementi fondamentali quali la luce solare e l’acqua di penetrare meglio nel suolo, con indiscussi benefici per la vita del tappeto verde. Il cosiddetto “giallone” che troppo spesso degrada la qualità di un prato, non è altro che una formazione di feltro. Chiaramente questa specie di “tappo” naturale contribuisce alla disidratazione dell’erba, amplificando quindi il problema dell’ingiallimento.
Tale operazione, che sarebbe doverosa in ogni tipo di giardino, è ancor più importante laddove si voglia ottenere dal proprio parco la miglior resa estetica.
Dunque come agire?
Sul mercato esistono molti tipi di macchine per arieggiatura, solitamente il costo è abbastanza impopolare, quindi la maggior parte degli utilizzatori, anche professionali, si rivolge al canale del noleggio, scelta giustificata anche in parte dall’utilità molto sporadica dello stesso.
Nel caso di grandi aree abbiamo invece raggiunto la conclusione che la scelta più opportuna sia quella di acquistare la macchina, preferibilmente un prodotto con caratteristiche professionali.
Data la potenziale vastità d’impiego, in un parco, a conti fatti sia il noleggio sia l’intervento di un operatore esterno sono economicamente svantaggiosi rispetto all’acquisto del prodotto.
Tecnicamente parlando sconsiglio le applicazioni da trattorino, dico questo per esperienza diretta sul campo. Tali attrezzature non riuscirebbero a garantire la precisione e l’efficacia d’azione che sono invece proprie di una macchina arieggiatrice specializzata. Nella scelta del modello si deve tenere sempre bene a mente l’importanza di avere una struttura telaistica e motoristica adeguata. Come nell’acquisto di tutte le altre attrezzature, andare al risparmio può essere una scelta controproducente.
Un buon arieggiatore dovrebbe avere una struttura interamente metallica, ruote robuste, possibilmente anch’esse in metallo, e soprattutto un rotore di grosso diametro, montato su supporti sovradimensionati, dotato inoltre di coltelli mobili in acciaio temperato.
La ragione di queste esigenze di robustezza è facilmente riscontrabile nelle condizioni d’utilizzo.
Tale macchina è, infatti, esposta più di molte altre all’urto contro sassi, contro oggetti metallici o in muratura, questi traumi possono essere fatali se la stessa non è adeguatamente strutturata.
Le macchine più complete offrono inoltre la possibilità di regolare accuratamente la profondità di lavoro dei coltelli. Ciò è di fondamentale importanza. L’arieggiatura è correttamente eseguita solo se le lame mobili vanno a sferzare il manto erboso, senza però intaccare il terreno. Si deve tenere sempre ben presente questo punto! Se la regolazione di profondità non è corretta, c’è il rischio che le lame non solo asportino il feltro, ma anche il terreno, danneggiando l’apparato radicale dell’erba.
La corretta tecnica di lavoro prevede che le regolazioni siano fatte provando su di un piccolo pezzo di prato, magari in un angolo. Si tenga inoltre presente che la regolazione va periodicamente riveduta, se necessario anche più volte nello stesso giorno. Nei grandi parchi ciò è maggiormente importante quando si passa, ad esempio, da un prato all’altro, magari separati da un viale.

La carotatura, invece, è una finezza assoluta. O almeno secondo la nostra concezione del giardinaggio.
Si tratta di un’operazione molto particolare, normalmente viene eseguita solo nei campi da golf e in quelli da calcio. Lo scopo di tale lavorazione, difatti, è quello di prevenire l’eccessivo compattamento del terreno dovuto a calpestio, ciò in primo luogo.
In secondo luogo serve a far penetrare, più a fondo nel terreno e in quantità maggiore acqua e luce solare.
Tale operazione avviene mediante un sistema che va a conficcare delle fustelle nel suolo, ad una profondità variabile. Così come può essere variato il numero di fori al metro quadrato.
Nel momento della risalita dal terreno la fustella estrae appunto una “carota” di terreno e la deposita sul prato, ciò che ne risulta non è altro che un foro solitamente di due o tre centimetri di diametro.
Le macchine carotatici, sia come applicazione da trattore sia autonome sono tremendamente costose, per due ragioni. La prima, com’è ovvio pensare, è che sono quasi tutte d’importazione da paesi, guarda caso, anglosassoni. La seconda è che vengono costruite in piccole quantità e quasi mai con processi industriali, fattore che ne fa lievitare ulteriormente il costo.
In vita mia mi è capitato veramente poche volte di soddisfare la richiesta di una carotatrice, è un argomento molto complesso da affrontare. Si consideri, inoltre, che non può essere messa in opera sennonché su terreni accuratamente preparati e mantenuti.

La cura dei prati prevede anche altre operazioni, quali la bordatura, la concimazione, l’irrigazione e per chi vuole proprio il massimo, il top dressing.
Ognuna di queste operazioni prevede attrezzi, sistemi o prodotti specifici, che devono essere ben calibrati sulla base delle esigenze del parco.

La bordatura o rifinitura, all’interno di un parco può essere eseguita con diversi tipi di macchinari, dal classico trimmer alle macchine specializzate nate negli ultimi anni.
In ogni caso il sistema più veloce e semplice è il taglio mediante filo di nylon, anche se esistono applicazioni, soprattutto per i trattorini, che eseguono la bordatura per il tramite di un disco affilato che poggia sul terreno.

Concimatura ed irrigazione sono fondamentali per l’ottenimento di un verde impeccabile, nel caso della concimatura questa va eseguita secondo tempi e modalità ben precise, possibilmente dietro indicazione di un esperto.
L’irrigazione è molto importante nei periodi più secchi della stagione, previene l’ingiallimento del prato. Nei parchi, spesso, si ricorre ad impianti fissi, normalmente installati da ditte specializzate. Si deve fare molta attenzione soprattutto in fase di progettazione, affinché ogni angolo di superficie erbosa possa essere raggiunto dal getto degli irrigatori, in commercio ve ne sono di molti tipi, con varie larghezze direzionali, se ci si affida a degli esperti per l’installazione saranno loro a proporre le soluzioni a hoc. Non è possibile parlare in maniera esauriente degli impianti e delle metodologie d’irrigazione senza dover scrivere un trattato. La cosa che maggiormente raccomando e di fare molta attenzione, prima di tutto, alla selezione della ditta installatrice. I migliori purtroppo, come al solito, sono anche quelli meno economici, ma posso garantire, per esperienza sul campo, che sono soldi sempre spesi bene. Tanto più sarà lungimirante l’investimento, tanto migliori saranno i risultati, sia in termini operativi sia dal punto di vista della riduzione dei costi.

Il top dressing è una finezza talmente particolare che in Italia viene praticato solo nei campi da golf più attenti, oppure in parchi privati dove le operazioni di cura del verde sono svolte in maniera rigorosa e puntigliosa.
In pratica consiste nella stesura di un velo di sabbia finemente vagliata sulla superficie erbosa, ciò al fine di reintegrare il terreno, migliorando la permeabilità all’acqua.
Questa operazione si esegue solitamente con speciali attrezzature al traino, in termini pratici posso affermare che, coerentemente, si fa solo laddove sia una consuetudine anche la carotatura ed il taglio elicoidale.

All’interno di un parco ci sono sempre molte cose da fare ogni giorno, anche quando l’erba non è da tagliare.
Le siepi, che possono essere di molti tipi, crescono più rapidamente nella bella stagione e quindi vanno regolate, possibilmente almeno un paio di volte l’anno.
Esistono siepi di recinzione e siepi con funzioni estetiche, oppure anche le due cose congiuntamente. Sta ad un bravo giardiniere la scelta dell’attrezzatura più opportuna per ogni lavoro. Sia una macchina tosasiepi, sia una semplice forbice.
In ogni caso, indipendentemente dalla scelta, sono molti i fattori costruttivi che bisogna esaminare prima di acquistare il prodotto.
Nel caso delle macchine a motore si deve verificarne il peso e il bilanciamento, la lunghezza e robustezza del gruppo di taglio, la precisione delle lame e il grado d’affilatura. Senza scordare d’informarsi sulle caratteristiche della trasmissione, del motore, della disposizione dei comandi e delle manutenzioni di cui la macchina ha bisogno.
Il discorso delle forbici sembra solo in apparenza banale e scontato. Una buona forbice da siepe garantisce una lunga durata ed un taglio preciso e di qualità, la costruzione deve essere robusta e precisa, si deve prestare attenzione al fulcro sul quale sono incernierate le lame, se è fornito un sistema di registrazione del gioco è meglio, si deve verificarne la comodità delle impugnature, la leggerezza, le finiture costruttive, le lame devono essere d’acciaio d’ottima qualità. Ed infine, maggiore sarà la precisione d’affilatura, migliori saranno i risultati.

Nella cura del verde non si devono scordare un paio di buone cesoie da potatura, sono l’attrezzo simbolo del giardinaggio assieme al rastrello ed alla carriola. Non a caso. Ogni giorno in un parco sono mille le ragioni per cui vanno utilizzate, c’è sempre qualche lavoretto, o lavoro, da fare. Sulle forbici da potature, più di qualunque altra cosa, non si deve guardare al risparmio, va scelto il meglio.

Tornando quindi al discorso delle attrezzature motorizzate, non ci si deve scordare dell’importanza della pulizia del suolo dalle foglie.
All’interno di un parco la presenza di un buon soffiatore è indispensabile. Versatile al massimo, l’ho visto utilizzare per gli scopi più disparati. Dalla pulizia delle foglie a quella più generica di viali e piazzali, allo sgombro di sciami di vespe a quello della neve. Diventerò ripetitivo, ma su questo punto devo rimarcare l’importanza di una macchina di buon livello, con un motore potente che sia in grado di generare elevate velocità e portata d’aria. Un occhio di riguardo anche alla comodità nell’utilizzo, dopotutto è un attrezzo che si porta a spalla, anche per varie ore di seguito. La scelta di acquistare una macchina aspirafoglie necessita di un discorso più complesso. Cercherò quindi di parlarne in modo sintetico, rimandando chi fosse interessato, ad una discussione di persona.
Le macchine aspirafoglie semoventi sono presenti sul mercato con numerosi marchi.
Si deve tenere conto che la potenza aspirante è dovuta dalla conformazione della ventola e dei canali di aspirazione. In genere, abbiamo constatato, che i prodotti dalla struttura più semplificata ma robusta, ottengono le prestazioni di raccolta migliori.
Sia nella soffiatura che nell’aspiratura sul prato si deve tener conto che se quest’ultimo è bagnato o se l’erba è alta, il lavoro risulterà più lungo e faticoso. Ho potuto osservare macchine industriali da aspirazione, dal costo di svariate decine di migliaia d’euro, andare in crisi su prati bagnati di rugiada. L’umidità rende le foglie simili a francobolli, molto più tenaci da rimuovere dal suolo.

In altre parole, l’aspirazione sui prati si fa solo dopo avere preventivamente tagliato l’erba ed aver atteso una certa asciugatura della superficie. Attenzione a chi dice che le macchine da taglio con raccolta sono indicate anche per l’aspirazione del fogliame. Ciò non è vero, almeno in linea teorica, nessun costruttore scrive che le proprie macchine, siano trattorini o semplici tosaerba sono stati progettati per la raccolta delle foglie. Ciò in pratica può avvenire ma non è sempre certo che sia così. Ogni lavoro, per essere ben fatto, richiede il proprio attrezzo.



Massimiliano Buzzi